Materialismo storico
e socialismo con caratteristiche cinesi

Riteniamo utile inserire nella parte del nostro lavoro dedicata alla Cina odierna, "La Cina oggi: ben scavato vecchia talpa?" ([qui] l'indice e [qui] il testo completo) parti del capitolo V del volume "Il socialismo con caratteristiche cinesi, perchè funziona", di Zhang Boying, Tianjin People Publishing House, 2014, tradotto e pubblicato in Italia recentemente da Marx XXI Edizioni (l'intero volume può essere acquistato [qui]).

   Dal punto di vista dei contenuti non aggiungiamo nulla di nuovo alla documentazione già presente nel sito, ma la chiarezza dell'esposizione che descrive molto bene i passaggi che hanno caratterizzato la definizione del socialismo con caratteristiche cinesi ci ha indotto a considerare di nuovo la questione, alla luce anche della interpretazione materialistica della storia del socialismo e delle più importanti scelte del movimento comunista su cui l'associazione Stalin sta lavorando.

   Una interpretazione, quella materialistica, che riporta la discussione sul terreno oggettivo sottraendola alle secche di un dibattito che finora non ha prodotto granchè nel movimento comunista, se non la polarizzazione di due schieramenti, quello di chi loda il nuovo corso cinese e quello di chi lo definisce tout court uno sviluppo capitalistico con venature imperialistiche. Altri, più neutri, si limitano a considerare l'importanza geopolitica della crescita cinese senza entrare nel merito della questione teorica.

   Quello che manca invece è un approfondimento delle ragioni che hanno portato la Cina a scegliere il nuovo corso. Ragioni che si ricollegano direttamente ai passaggi che il movimento comunista ha attraversato nella sua storia e alle torsioni che si sono determinate tra i punti di partenza rivoluzionari delle singole esperienze e le scelte successive, ma soprattutto stanno in rapporto alle questioni che nel testo che riprendiamo vengono messe al centro dell'analisi per capire la situazione che i comunisti cinesi avevano di fronte nel momento in cui hanno deciso la svolta.

   Se andiamo ad analizzarne i risultati, la Cina non solo si presenta oggi come un fattore determinante dello sviluppo mondiale, ma ha anche la particolarità di essere arrivata al suo attuale grado di sviluppo con una continuità rispetto alla rivoluzione socialista cinese iniziata nel secolo scorso. Certo, i passaggi di questa continuità non sono stati lineari. Si è passati, ad esempio, dalla rivoluzione culturale al 'socialismo con caratteristiche cinesi' ed è lecito anche domandarsi se questa continuità sia stata spezzata oppure riproposta in modo diverso tenendo conto dei problemi che nella società cinese andavano emergendo. Ma questo va fatto evitando l'ideologismo e basandosi sui fatti.

   In quale delle due interpretazioni si riconoscono i comunisti? Questo è il punto della discussione teorica da fare oggi per delineare una prospettiva che non riguarda solo la valutazione della continuità o discontinuità nello sviluppo del socialismo in Cina. Il centro della a riflessione va allargato e ci porta a dire che la novità consiste nel fatto che ci troviamo di fronte a una nuova torsione tra impostazione teorica e dinamica dei processi reali, un fenomeno questo che ha accompagnato a ben vedere tutta la storia del movimento comunista e ne costituisce una costante.

   Perchè parliamo di torsione e quale significato va attribuito a questo termine?

   E' da alcuni decenni che per i comunisti si pone il problema di andare a una verifica di come sono andate le cose dal momento in cui Lenin ha diretto una rivoluzione comunista e dato un indirizzo generale per tutti i partiti che si sono richiamati al comunismo. Già negli anni successivi al II° congresso dell'Internazionale Comunista, in rapporto al modificarsi della situazione, le direttive dell'organizzazione andavano cambiando. Dalla prospettiva della rivoluzione europea, si passò a una posizione difensiva col Fronte unico tra le organizzazioni operaie. Si trattava di una modifica sostanziale rispetto ai 21 punti che l'IC aveva posto per l'adesione e che si contrapponevano al socialimperialismo della Seconda Internazionale. All'epoca la nuova linea non produsse grandi risultati se non quello di abituare i partiti comunisti a una tattica non solo di scontro frontale con le forze socialiste da cui si erano separati, tentando un aggancio con la loro base per modificare i rapporti di forza. La linea retta della rivoluzione si andava dunque piegando per individuare un percorso nuovo sotto il peso delle circostanze storiche. Non solo, ma da questa modificazione si arrivò alla scelta del socialismo in un solo paese e allo scontro con le fazioni attaccate da Lenin nel suo scritto sull'estremismo.

   Per decenni la polemica sulle svolte è andata avanti, soprattutto con i gruppi trotskisti, ma la materia del contendere, per noi, non poteva essere solo di carattere teorico, ma era da ricondurre alla situazione oggettiva e alla necessità dei comunisti di saperla interpretare. La vittoria dei comunisti, soprattutto sulle tendenze trotskiste, avvenne appunto su quel terreno. La capacità dei comunisti di adeguarsi alle nuove realtà si manifestò anche in epoche successive rispetto, ad esempio, alla guerra civile spagnola, con il fronte popolare in Francia, con la stessa rivoluzione cinese e con il fronte antifascista nella seconda guerra mondiale. L'espansione del movimento comunista andò via via crescendo a misura che le nuove condizioni venivano analizzate e correttamente interpretate. Nella dialettica tra teoria e processi reali non c'è necessariamente rottura quando si ha la capacità di gestirla rispetto alla tattica e alla teoria.

   I fatti più recenti ci dicono però anche che queste torsioni tra teoria e processi reali possono avere un esito diverso. Nell'Unione Sovietica e nei paesi socialisti dell'Europa dell'est questa torsione è sfociata in un processo controrivoluzionario, mentre in Cina l'esito è stato differente. Non solo perchè un partito comunista è restato al potere, ma anche perchè è stato capace di dimostrare che la linea denghista produceva risultati di grande portata storica. Il 'socialismo con caratteristiche cinesi', con un'enorme capacità di sviluppo delle forze produttive, è riuscito a rendere il paese un punto centrale, in termini economici, militari, politici, della fase storica che stiamo attraversando. Compito dei comunisti è quindi capire la portata di questo avvenimento non solo dal punto di vista geopolitico, ma anche valutando con metodo materialistico ciò che è avvenuto.

   Dobbiamo imparare a capire che socialismo non è solo un ideale, ma soprattutto un movimento reale che modifica lo stato di cose presente e da esso si parte per far avanzare i processi storici. E' questa la grande lezione che ci viene dai fondatori della concezione materialistica della storia, Marx ed Engels.

   Nel testo che riproduciamo vengono spiegate le ragioni che hanno indotto la Cina a una svolta a un certo punto del suo percorso socialista, ma in questo modo si viene anche a stabilire un collegamento tra due situazioni che hanno avuto esito diverso, quella cinese e quella dell'URSS e dei paesi socialisti dell'Europa orientale. Perchè richiamare questo parallelismo? Perchè a ben vedere sia l'URSS che la Cina si sono trovate negli anni '60 del secolo scorso di fronte allo stesso problema: come dare risposta alla nuova fase dopo la vittoria nella seconda guerra mondiale e la creazione di uno stato socialista di enormi dimensioni in oriente. La risposta non poteva essere limitata al terreno ideologico, ma bisognava indicare un percorso che riguardava ormai centinaia di milioni di persone e questo percorso non poteva essere che di natura pratica. Non tenere conto di questo ha permesso alle forze controrivoluzionarie di conseguire i risultati che conosciamo.

   Discutere sull'esperienza cinese non vuol dire dunque salire in cattedra per dare lezioni bensì, con modestia e serietà, riflettere e adeguare gli strumenti che il materialismo storico ci fornisce.