L'Associazione


La rivoluzione
e gli anni di Stalin






Capire Togliatti
e il togliattismo






La lezione
di Gramsci



Un bilancio del lavoro fatto
e un appello a collaborare

  Ci rivolgiamo con questo appello a tutti i compagni che hanno seguito in questi anni il lavoro dell'Associazione Stalin. Un bilancio e uno sguardo al futuro si impongono non per omaggio formale al passaggio del nuovo anno, ma perchè con la prossima pubblicazione della sezione su Gramsci una fase del lavoro si avvia ormai a conclusione e ci sollecita a guardare avanti.

  All'inizio del nostro lavoro, pur consci dei nostri limiti, ci eravamo posti l'obiettivo di sfidare - sulla base dei fatti - la demonizzazione imperante della figura di Stalin, divenuta quasi un luogo comune sia a destra che a sinistra, e dimostrare che l'attacco a Stalin è indissolubilmente legato al processo controrivoluzionario che ha portato alla dissoluzione dell'URSS e del socialismo in Europa.

  Abbiamo corrisposto a questi obiettivi? Pensiamo di sì, e lo dimostrano la quantità e qualità dei materiali resi disponibili sul sito, e da ultimo la sintesi che ne è stata fatta nel libro “Stalin - materiali per la discussione”, pubblicato nel 2021, che invitiamo i compagni ad acquistare e possibilmente anche a diffondere. Il sito offre ai compagni, e a chiunque sia animato da una volontà di ricerca della verità storica e della sua rilevanza anche per il presente, una piccola biblioteca di oltre 60 libretti, fatti di documenti e testimonianze dirette dei protagonisti e di contributi di analisi e riflessioni spesso di alto livello. Non solo, ma abbiamo dati confortanti per quanto riguarda l'uso che ne finora ne è stato fatto. Un calcolo per difetto basato sulle statistiche di accesso al sito ci dimostra infatti che i libretti sono stati scaricati in totale più di centomila volte (per l'esattezza 102.117 [*])

  Ma i motivi di soddisfazione non ci possono nascondere i limiti. Abbiamo affrontato il lavoro quasi in solitudine, con pochi compagni, dopo aver registrato a più riprese la pratica impossibilità di mettere in piedi fin dall'inizio una struttura più ampia e qualificata. Il risultato è che il nostro lavoro, di cui pure siamo giustamente fieri, non va oltre la stesura di una specie di palinsesto, un indice ragionato degli argomenti più importanti che vanno sviscerati a fondo e che abbiamo dovuto estendere anche al di là degli anni 1924-1953, gli anni di Stalin da cui abbiamo iniziato, proponendo la traccia di un percorso di lettura della storia del movimento comunista internazionale fino all'esito controrivoluzionario della caduta dell'URSS e oltre e fino alla situazione attuale.

  Vogliamo ora verificare se sia possibile aprire una collaborazione redazionale, a partire da chi ci ha seguito fino adesso, che fornisca contributi di documentazione e analisi che possano integrare e migliorare il palinsesto già esistente. Deve essere chiaro da subito che quello a cui siamo interessati sono analisi e documentazioni che siano in grado di contestare l'antistalinismo sulla base dei fatti, spiegando gli avvenimenti su cui l'antistalinismo ha fatto leva per la sua campagna anticomunista e interpretando in chiave di materialismo storico il processo entro il quale Stalin ha operato. Come abbiamo avuto modo spesso di sottolineare non ci interessa uno Stalin ridotto a icona o santino, come a volte succede, e non ci interessano nemmeno le dotte disquisizioni di chi giudica la storia a tavolino misurandola con qualche metro ideale, ma cerchiamo di mettere in luce il rapporto dialettico tra le situazioni storicamente determinate e le scelte compiute.

  Il successo di questa seconda parte del lavoro potrebbe stabilizzare il risultato che abbiamo ottenuto finora e fare dell'Associazione Stalin, come abbiamo auspicato fin dall'inizio, non un club di nostalgici, bensì un centro di ricerca e documentazione per ricostruire la verità storica su una parte fondamentale della storia del movimento comunista.

  Il futuro dell'Associazione dipende dalla risposta, che ci auguriamo positiva e rapida, a questo appello. Naturalmente ci rendiamo conto che non tutti i compagni che ci seguono potranno dare un contributo fattivo di carattere redazionale per la documentazione e l'arricchimento del sito. Tutti però, nei limiti delle loro possibilità, potranno contribuire alla diffusione di materiali o in altro modo. Vi invitiamo perciò ad aderire formalmente all'Associazione (anche se per ora non prevediamo tesseramenti o quote di iscrizione) come testimonianza di condivisione di un progetto di analisi comunista del ruolo di Stalin e della controrivoluzione in URSS e nei paesi socialisti dell'Europa orientale.


[*] Il dato si riferisce esclusivamente ai libretti scaricati, con esclusione di tutti gli altri file e di tutte le numerose visualizzazioni parziali o frazionate nonchè dei dati anteriori al 2016.

Per rispondere a questo appello scrivere a pasti@mclink.it


VADEMECUM

E' ora disponibile
il libro su STALIN
curato dall'Associazione

Vai all'INDICE

656 pagine, € 10,00
compresa la spedizione
per ordinazioni scrivere a pasti@mclink.it

per la lettura dei quattro volumi
pubblicati da Aginform
e da Associazione Stalin
su alcuni punti salienti
della discussione tra comunisti italiani

(per ordinazioni scrivere a pasti@mclink.it)

  I volumi sono il prodotto di riflessioni che riguardano la traversata politica di questi decenni e ne seguono i passaggi dentro i quali era necessario esprimere una posizione comunista. A un primo sguardo le considerazioni e le documentazioni riprodotte possono apparire separate, ma in realtà sono state concepite come un corpo unico per chiarirci le idee e ricavarne una prospettiva. Per questo, ora che il lavoro editoriale è concluso, ci stiamo impegnando nella diffusione dei quattro volumi e soprattutto nel sollecitare una discussione di merito.


LA ZATTERA E LA CORRENTE

(208 pagine, € 6,00)


Il punto da cui siamo partiti è stata la valutazione del lavoro politico e di classe da affrontare dopo il movimento del '68. Il volume è dedicato infatti alle questioni che si sono poste dopo il '68 a quei compagni che combattevano ormai fuori dal PCI e, nel tentativo di mantenersi nel solco della tradizione storica del movimento comunista e di un lavoro concreto di classe, volevano uscire dallo steccato ideologico e politico dei nuovi profeti apparsi nei decenni che approdarono alla liquidazione del partito comunista: dall'anarcosindacalismo dell'autonomia operaia, al talmudismo degli emmelle, fino a Rifondazione.

  L'esperienza riportata nel volume si stacca nettamente dalle impostazioni dei nuovi soggetti politici che avevano occupato la scena a partire dagli anni '70. Essa voleva contribuire alla ricostruzione del tessuto operaio come base dell'organizzazione politica, dato che la deriva del PCI poneva questa questione, ed esprimeva insieme la necessità di reimpostare la questione comunista in Italia, anche se purtroppo il tentativo in questo senso naufragò sull'opportunismo cossuttiano e sull'anticomunismo di Bertinotti.

  Il crollo dell'URSS e dei paesi socialisti dell'Europa orientale ha dato poi il colpo di grazia a una esperienza come la nostra, che non poteva reggere al corso degli avvenimenti se non adeguandosi all'esistente, cioè a una logica radical-movimentista, venendo a mancare la spinta oggettiva che poteva dare una prospettiva alla scelta compiuta. Il volume è una cronaca politica di questa vicenda e contiene in sintesi la valutazione che ne abbiamo dato.


LETTERE AI COMPAGNI

(544 pagine, € 7,00)


Come attraversare dunque gli anni bui caratterizzati dal crollo dell'Unione Sovietica e dalla guerra infinita? Che cosa significava essere comunisti nel nuovo contesto? Quale ruolo potevano svolgere i comunisti nelle nuove condizioni?

  Venivano a mancare in quegli anni i punti di riferimento interni e internazionali per inquadrare una prospettiva di riorganizzazione. Lo sforzo che si poteva e si doveva fare, se non si voleva pestare l'acqua nel mortaio, era quello di capire le caratteristiche della situazione e mantenere dritta la barra di una posizione comunista, non contentandosi del riferimento ai sacri testi, ma ricavando dai fatti una corretta interpretazione della realtà. Una battaglia comunista, senza la presunzione di avere la verità in tasca, ma individuando bene i nemici e il ruolo di certe tendenze di 'sinistra' contigue al pensiero imperialista.

  Con la resistenza irachena, i fallimenti dell'imperialismo occidentale in Medio Oriente, il nuovo protagonismo della Russia, il peso geopolitico della Cina, la situazione internazionale si rimette in movimento. Anche sul piano interno l'affermazione dei 5 Stelle scuote gli equilibri e ripropone ai comunisti il Che fare?


IL RUOLO DI TOGLIATTI
da Salerno a Yalta

(336 pagine, € 7,00)


Il volume su Togliatti si propone di riaprire il discorso sul ruolo storico esercitato in Italia dai comunisti, senza intenzioni apologetiche, ma facendo riferimento ai dati concreti e cercando anche di individuare quando e come si è verificato il punto di rottura di una prospettiva socialista.

  Perchè partire da Togliatti? Se vogliamo superare la vulgata trotsko-emmellista sulla 'rivoluzione mancata' ed esaminare il processo storico reale che ha caratterizzato il PCI dopo il crollo del fascismo, troveremo in Togliatti fino al 1956 punti fondamentali per la ricostruzione di una ipotesi strategica per i comunisti italiani. Perchè fino al 1956? La risposta che diamo nel volume è che la controrivoluzione innescata da Krusciov ha fatto saltare la guerra di posizione del PCI e aperto la strada alla sua trasformazione genetica.


STALIN
materiali per la discussione

(656 pagine, € 10,00)


La ripresa comunista dopo la crisi degli anni '90 e lo sviluppo del socialismo con caratteristiche cinesi non può basarsi solo su considera­zioni geopolitiche e sulle caratteristiche attuali del sistema imperia­lista. Ci si deve misurare anche con la questione di una corretta interpretazione dei passaggi attraversati dal movimento comunista dopo l'ottobre russo e la fondazione della Terza Internazionale e lo si deve fare basandosi su una visione storico-materialistica degli avveni­menti, in modo da evitare le derive identitarie e i romanticismi rivoluzionari che sono di ostacolo alla ripresa.

  L'ultima pubblicazione di Aginform, dedicata al ruolo di Stalin nel movimento comunista dal 1924 al 1953, cerca di mettere a fuoco la traiettoria compiuta da quella che abbiamo chiamato 'la curva della rivoluzione' per capire, esaminando i rapporti dialettici tra realtà e scelte politiche dei comunisti, se il percorso intrapreso era corretto. Un approccio opposto dunque all'idealismo e all'apologismo che hanno quasi sempre caratterizzato fino ad oggi le interpre­tazioni della storia del movimento comunista. Il volume su Stalin non ha nulla di apologetico e pone invece su basi materialistiche, sulla traccia del pensiero di Marx e di Engels, anche la questione di cosa sia e come vada valutata una rivoluzione e delle caratte­ristiche che la distinguono. Così facendo si danno ai compagni gli strumenti per misurarsi con i piagnistei delle anime belle che tanta acqua portano all'anticomunismo.