Il primo Congresso dei deputati del popolo

(25 maggio- 9 giugno 1989)

Da "L'Ottantanove di Gorbaciov", a cura di Adriano Guerra, supplemento a l'Unità del 28 novembre 1989, pp.132-134

Cronologia

  1a giornata (25 maggio 1989)
Il congresso si apre, presenti 3.334 deputati eletti o designati attraverso una campagna elettorale e un confronto mai così intensi. Tutti i lavori vengono trasmessi dalla televisione in diretta. I giornali scrivono: «E' la sanzione di una rivoluzione democratica». E ancora: «Sono nati gli "Stati generali"». Il dibattito si fa subito infuocato. Si discute anzitutto se quella di Gorbaciov alla presidenza del Soviet Supremo debba essere l'unica candidatura. A notte si vota per alzata di mano: Gorbaciov è eletto con 2.123 voti a favore, 87 contrari.

  2a giornata (26 maggio 1989)
Si elegge il Soviet Supremo sulla base di una lista determinata con criteri che alcuni deputati (quelli della repubbliche balti­che) considerano centralistici e inaccettabili. Si sfiora la crisi e i deputati che contestano minacciano di non partecipare al voto. Gorbaciov: «Questo è un atto di separatismo, un ultima­tum...». Si supera lo stallo e la lista viene approvata con soli 76 voti contrari e 67 estensioni.

  3a giornata (27 maggio 1989)
Si conoscono i risultati per le elezioni del Soviet Supremo: accese polemiche per la esclusione di Boris Eltsin. L'ex segretario del partito moscovita era stato il più votato nelle elezioni per il congresso. Esclusi anche altri candidati dell'ala cosiddetta «radicale». Duramente contrastata la proposta di Gorbaciov di eleggere Anatolj Lukjanov vicepresidente del Soviet supremo.

  4a giornata (29 maggio 1989)
Colpo di scena: Eltsin entra nel Soviet Supremo grazie alle volontarie dimissioni di Alexej Kazannik, deputato siberiano di Omsk. Gorbaciov è il primo a dichiararsi favorevole. Lukjanov viene eletto vice con 179 voti contrari e 139 astenuti.

  5a giornata (30 maggio 1989)
Due temi occupano le sedute: l'esigenza di ridurre subito di dieci miliardi di rubli la spesa militare (che ammonta a 77 miliardi); e l'accusa ad alcuni ambienti militari di avere la responsabilità del massacro di Tbilisi, capitale della Georgia.

  6a giornata (31 maggio 1989)
Attacco di Eltsin a Gorbaciov: «La concentrazione del potere nelle mani di una sola persona può portare a tentazioni autoritarie, a una nuova dittatura». Nuove denunce sul massa­cro di Tbilisi, sulle responsabilità del Kgb, sulla situazione esplosiva nel Nagorno-Karabakh.

  7a giornata (1 giugno 1989)
Nominate tre commissioni parlamentari d'inchiesta: sulla mafia uzbeka, sui fatti di Tiblisi, sul patto Molotov-Ribbentrop del 1939, vigilia del secondo conflitto mondiale.

  8a giornata (2 giugno 1989)
Dure critiche a Egor Ligaciov, accusato di frenare la perestrojka, d'aver tollerato la «mafia uzbeka» e di fallimento nella direzione della politica agricola. Indignazione per gli attacchi di Sakharov ai soldati sovietici inviati a combattere in Afgha­nistan.

  10a giornata (5 giugno 1989)
I lavori del congresso si aprono ma vengono immediatamente sospesi in segno di lutto per il disastro ferroviario avvenuto in Siberia, (oltre 600 vittime), provocato dalla rottura di un gasdotto. Gorbaciov, il primo ministro Rizhkov e altri dirigenti si recano sul posto.

  11a giornata (6 giugno 1989)
I contrasti nazionali al centro della discussione congressuale. Interventi dei rappresentanti del Nagorno-Karabakh e dell'E­stonia. Anche la destra scende in campo con un duro inter­vento dello scrittore siberiano Valentin Rasputin contro gli «eccessi di democrazia» e il «pluralismo morale».

  12a giornata (7 giugno 1989)
II primo segretario del partito del Kazakhstan, Ghennadij Kolbin, è eletto presidente del «Comitato di controllo popo- lare». C'è chi gli contrappone Eltsin. Gorbaciov è contrario. Allarme di Shmeliov per i livelli crescenti del debito pubblico. Nikolay Rizhkov confermato capo del governo.

  13a giornata (8 giugno 1989)
Nel voto per l'elezione dell'accademico Wladimir Kudriazev a presidente del «Comitato di controllo costituzionale», spacca­tura netta fra i deputati: 433 votano contro e 77 si astengono. I deputati lituani, compreso il segretario del partito Barka Uskas, che sedeva alla presidenza, si allontanano dall'aula. Pausa dei lavori per dare modo a Gorbaciov di trattare con la delegazione lituana. Sakharov accusa il congresso di aver abdicato ai suoi poteri. Si conclude con un discorso di Gorbaciov: «Questo congresso dimostra che è possibile un'am­pia dialettica tra posizioni diverse all'interno dell'attuale sistema politico...»; «Per decenni abbiamo pensato di aver costruito la migliore delle società possibili. Ora vediamo che non era così. Eppure io credo nelle potenzialità illimitate del socialismo sulla via della democratizzazione».