IV
Lo scontro nel PCC e nella società cinese
per il "rovesciamento dei verdetti"

'Rovesciamento dei verdetti' veniva definito, durante la rivoluzione culturale, il tentativo di ritornare alla situazione precedente alla decisione di Mao di 'sparare sul quartier generale' e di appoggiare il movimento delle guardie rosse.

Naturalmente uno scontro così radicale metteva in discussione assetti consolidati e strategie che caratterizzavano i vari esponenti del gruppo dirigente del partito comunista cinese, obbligandoli a schierarsi. Nonostante ciò, la rivoluzione culturale, nel corso del suo sviluppo, mette in luce divergenze che si sarebbero manifestate poi negli anni successivi al 1966, fino all'arresto e alla condanna, dopo la morte di Mao, di Jiang Qing e del resto del gruppo centrale della rivoluzione culturale.

Il primo, grande, incidente di percorso della rivoluzione culturale e della linea indicata da Mao è stata la vicenda di Lin Piao. La valanga di accuse contro di lui, dopo la sua fuga avvenuta nel settembre 1971 e la sua morte in circostanze molto misteriose, tende a mettere in secondo piano la sua posizione politica e le motivazioni reali della sua liquidazione. Non dobbiamo dimenticare invece che Lin Piao al IX congresso del partito comunista cinese, tenutosi nell'aprile 1969, era stato designato come il successore di Mao e ricopriva allora la carica di ministro della difesa e capo delle forze armate. Di fatto era il più alto esponente della Cina dopo Mao. Come si spiega allora la sua fine? Quale era la linea che egli portava avanti dentro la rivoluzione culturale?

Lo sventolio dei libretti rossi e l'esaltazione di Mao da parte di Lin Piao, ampiamente propagandato dalle organizzazioni emme-elle a livello mondiale, mettevano in secondo piano due questioni che alla fine hanno deciso del suo destino. Questioni di strategia e questioni di gestione del potere.

Nello scritto di Lin Piao , 'Viva la vittoria della guerra popolare' che è del settembre 1965, è riassunta la parte essenziale della sua posizione, quella che indica l'accerchiamento delle città (le metropoli imperialiste) da parte della campagna (i popoli rivoluzionari del terzo mondo) come strategia essenziale del movimento comunista dopo la svolta kruscioviana.

Basandosi sull'esperienza della rivoluzione cinese che fu condotta sul piano politico-sociale e militare in questo modo, Lin Piao arriva a una sua generalizzazione, interpretando la rivoluzione culturale come rilancio di una strategia rivoluzionaria per tutti i popoli sfruttati dall'imperialismo. Il 'terzo mondo', di cui la Cina negli anni '60 dello scorso secolo faceva parte, contro l'occidente imperialista. In questo modo Lin Piao collegava anche la sua posizione con la lotta contro il krusciovismo che cercava di bloccare, con la paura di una guerra globale, le rivoluzioni dei popoli oppressi. In sostanza una Cina rivoluzionaria dentro un processo mondiale di liquidazione dell'imperialismo ad opera dei popoli dell'Asia, dell'Africa e dell'America latina.

Nel testo che riportiamo [qui] la tesi di Lin Piao è enunciata con molta nettezza e, partendo dall'esperienza della rivoluzione cinese, di fatto lega la rivoluzione culturale a un progetto strategico che andava ben oltre le indicazioni di Mao. Il quale, pur assegnando a Lin Piao e al movimento delle guardie rosse un compito importante, rimaneva sul terreno dello scontro tra le due linee nella costruzione del socialismo e sosteneva che dentro la rivoluzione culturale 'la classe operaia deve dirigere tutto'.

Ovviamente, la linea di Lin Piao non era solo teorica ma, dato il suo ruolo nella direzione dell'esercito, si basava anche su una direzione delle strutture militari nello scontro in atto in Cina e non solo come fattore di stabilizzazione della situazione ma anche di appoggio alle sue tesi e dunque come organizzazione di una frazione.

Un esempio di questa tendenza sono i gravi incidenti di Wuhan del luglio 1967, rispetto ai quali, dopo un primo fallito intervento di Ciu Enlai, c'è voluta la presenza di Lin Piao per sbloccare la situazione. Si trattava di scontri diretti da militari contro l'apparato del partito. Pubblichiamo [qui] qualche stralcio del discorso che egli tenne il 9 agosto incontrando, insieme a Ciu Enlai ad altri massimi dirigenti, il nuovo comandante militare insediato a Wuhan dopo gli incidenti.

Ormai la situazione si era messa in movimento e Mao lavorava, nonostante le decisioni del IX congresso del partito, per ridimensionare il ruolo di Lin Piao e con l'esito che conosciamo. E a questo ridimensionamento, fino alla liquidazione di Lin Piao lavoravano dirigenti come Ciu Enlai, il settore del partito ancora legato a Deng Hsiao Ping, la parte dei quadri dell'esercito fedeli alla linea maoista e anche il gruppo centrale della rivoluzione culturale che faceva capo a Jiang Qing e quindi a Mao.

La natura, la forza reale e l'articolazione del fronte che si opponeva a Lin Piao spiegano dunque la sua sconfitta. E l'esito tragico della vicenda conferma le ipotesi di un lavoro di frazione che egli stava conducendo per 'rovesciare i verdetti' scaturiti dalle indicazioni di Mao.

Nel periodo che va dal 1966 alla morte di Mao la questione di 'rovesciare i verdetti' non si è posta solo con Lin Piao. Ciu Enlai ad esempio, che pure non era stato coinvolto nelle accuse di seguire la via capitalistica ed anzi al X congresso del PCC aveva tenuto la relazione introduttiva [qui], ha avuto una funzione di riferimento per tutti coloro che nel partito e nella società cinesi accettavano obtorto collo la linea della rivoluzione culturale e si piegavano in attesa di nuovi eventi. La cosa emerge in modo eclatante con i fatti di Tienanmen dell'aprile 1976 quando una grande massa di persone si raduna nella piazza per commemorare Ciu Enlai, morto l'8 gennaio. Non fu solo una commemorazione bensì, di fatto, una manifestazione, seguita da duri scontri, contro il nuovo corso impresso dalla rivoluzione culturale e il fatto che il riferimento per la mobilitazione fosse Ciu Enlai fa comprendere il ruolo che egli aveva svolto a partire dal 1966. Il carattere impresso alla commemorazione viene illustratato dalla cronaca, che pubblichiamo [qui], apparsa sulla rivista Vento dell'Est, che, se pur redatta da chi era decisamente schierato per la la rivoluzione culturale, fa capire il senso e la gravità degli avvenimenti. Perchè la manifestazione di piazza Tienanmen, organizzata per 'rovesciare i verdetti' , si è potuta svolgere in nome di Ciu Enlai? L'interrogativo rimanda a una analisi delle posizioni assunte da Mao nel corso della rivoluzione che, dietro la facciata della continua esaltazione dei suoi testi, mostrano variazioni di non poco conto.

Partito con un attacco al quartier generale del partito e a alle forze che avevano imboccato la via del capitalismo con il sostegno del movimento delle guardie rosse di Lin Piao e dei comitati rivoluzionari che facevano capo alla moglie, Mao ha dovuto fare i conti con una realtà più complessa che ha prodotto grosse lacerazioni sociali e conflitti anche armati tra quelli che venivano chiamati fazionisti.

Sulla base di quella situazione Mao ritenne necessario arrivare a una correzione di rotta nel corso stesso della rivoluzione culturale. Non solo la liquidazione di Lin Piao, ma anche il blocco della mobilitazione delle guardie rosse e il recupero del partito (chiarendo che oltre il 95% dei suoi membri era recuperabile), con la ridefinizione del suo ruolo dirigente nei confronti dell'esercito, dei comitati rivoluzionari, delle organizzazioni sociali. Da quel momento il processo di stabilizzazione che ha avuto la sua sintesi nel X congresso del PCC, ha trovato il suo punto di equilibrio fino alla morte di Mao.

In questo contesto avviene anche la riabilitazione di Deng Hsiao Ping che nel corso della rivoluzione culturale era stato definito come il secondo alto dirigente che aveva imboccato la via capitalistica. Al contrario di Liu Shao Qi, Deng non fu mai espulso dal partito. Nel 1967 fu messo agli arresti domiciliari e dal 1969 al 1972 fu esiliato nello Jiangxi e addetto a lavori manuali. Nel 1973 fu riabilitato e rinominato vice primo ministro e vice presidente del partito nel 1975. Perse queste cariche nell'aprile del 1976, dopo gli avvenimenti di piazza Tienanmen di cui fu considerato ispiratore, per poi riacquistare un ruolo fondamentale nel partito e nel governo dopo la morte di Mao e la liquidazione del gruppo centrale della rivoluzione culturale.

Come mai al 'secondo alto dirigente che aveva imboccato la via capitalistica' veniva consentito di ritornare al suo posto? E' chiaro che Mao cercò di valutare in corso d'opera gli effetti della rivoluzione culturale e, basandosi sulla indicazione 'fare la rivoluzione e organizzare la produzione', ritrovò il fedele Deng a disposizione per definire in che cosa consistesse organizzare la produzione.

Il testo, che pubblichiamo [qui] è del 2 settembre 1975 e riassume la linea da seguire nel 'fare la rivoluzione e organizzare la produzione'. Il testo è molto netto e, mentre ribadisce che bisogna seguire le direttive del presidente Mao sullo studio della teoria per prevenire e combattere il revisionismo, nel contempo pone stabilità, unità e sviluppo dell'economia nazionale come asse generale per le varie attività di tutto il partito, di tutto l'esercito e di tutto il paese. "E' sbagliato - sostiene Deng - non prestare attenzione alla produzione, non impegnarsi nella produzione, considerare la produzione una cosa trascurabile o di scarsa rilevanza. Senza un potente sviluppo delle forze produttive sociali, il sistema socialista non potrà essere pienamente consolidato; non si può assolutamente criticare come 'teoria delle forze produttive' e 'specializzazione al posto di comando' se, guidati dalla rivoluzione, si fa bene la produzione". E per capire in che modo queste direttive devono essere applicate bisogna tener presente che: "Tutto il lavoro d'impresa e tutti i movimenti politici devono essere sotto la guida unitaria dei comitati di partito. (...) Non è ammissibile per nessuno, nè per alcuna organizzazione, lanciare invettive contro il comitato di partito, occorre combattere le tendenze erronee volte ad indebolire la direzione del partito". Sono le premesse della svolta che avverrà subito dopo la morte di Mao.